NUMERO QUATTRO - HOOD14

NUMERO QUATTRO - HOOD14

Io, Sasha e Anna ci becchiamo in Porta Venezia, a Milano, dove Hood14 ci ha dato appuntamento. Ci accoglie coi vestiti tutti macchiati, ma non dagli spray: sta colorando con un pennarello le fughe di un pavimento perché l’operaio che ha posato le piastrelle ha sbagliato il colore dello stucco. Si mette la maglia da calcio di Usual per lo shooting e poi ci sediamo in uno di quei bar che vende vini naturali perché l’altro, meno hipster, è chiuso.


Anna: La prima domanda che ti volevo fare è su Venezia, in che modo ti ha ispirato?

Hood14: Non è tanto la città in sé da cui prendo ispirazione, ma è dalla parte folkloristica dell’utilizzo della maschera. Mi piace ricercare non le maschere artigianali vere di Venezia, ma quelle di plastica fake coi colori pazzi prodotte a Marghera, spesso prendo da lì le colorazioni. Il discorso della maschera è ovviamente quello di coprire l’identità: Venezia era una città fatta di casinò, bordelli, una città molto ricca, di passaggio, però c’era anche la chiesa. La gente non indossava le maschere solo per Carnevale, si indossavano normalmente anche le maschere baude. Hanno un piccolo becco che permetteva di fumare e mangiare, dunque non c’era mai il bisogno di toglierla. Se le mettevano spesso i religiosi o persone famose che venivano in città per andare a puttane e a giocare. Ovviamente questo discorso di coprirsi va di pari passo coi graffiti. Anche le forme delle lettere derivano dalle decorazioni sugli zigomi delle maschere, sopra gli occhi, sotto la bocca, sul mento. Poi ovviamente è anche un soggetto dei miei puppet nei graffiti ed il taglio degli occhi rimane anche negli altri personaggi, anche nelle tele. Da tutto questo deriva la lettera H del throw-up. Mi piace molto vedere writer o artisti prendere ispirazione dal luogo in cui nascono, è un mio feticcio.

Venezia è stata molto utile anche perché, oltre alle crew storiche della città, essendo una città fortemente di passaggio, per la Biennale o perché Venezia va vista almeno una volta nella vita, sono cresciuto guardando writer di tutto il mondo, Clint, Sonik e un sacco di altri. Allo stesso tempo vedevo le robe che pubblicavano i PAL su Facebook e ho capito qual era la mia direzione. Mestre ha una tradizione di graffiti wildstyle molto New York, avevano anche legami con Cope2, ma io non l’ho mai frequentata molto, anzi all’inizio mi dava un po’ di ansia perché non la sapevo fare quella roba. Comunque poi sono diventato amico di Flame che aveva uno stile più fresco, più moderno. È uno dei più forti e presenti lì. Mi ha sempre gasato vedere i nostri pezzi vicini proprio per la differenza di stile! 
Sasha: Che limite hai con il figurativo e la lettera?

Hood14: C’è un limite che voglio seguire che è quello della costruzione della lettera. Disegno sempre prima la lettera e poi integro la parte figurativa che deve essere solo decorativa, non voglio perdere la tradizione dei graffiti. Ad esempio nel throw-up la H si prestava bene a diventare gli occhi nella parte superiore e ad avere i piedi in quella inferiore e quindi diventa un puppet, un piccolo demone, ma è sempre un’H. Non parto mai dal puppet per arrivare alla lettera, nel caso le stacco completamente. Per un periodo li ho anche integrati tipo fregi come si faceva nel liberty, però con un gusto più barocco veneziano. Uso sempre molto l’oro per questo stesso motivo.

Anna: Sulla pagina di tl_lt ci sono dei pannelli anche vecchi, tipo 2016, già tutti dorati…

Hood14: Non ho mai capito perché i writer preferiscono il silver all’oro! E poi OG, che è la mia crew, significa anche Oro Giallo, quindi ho sempre preferito l’oro. C’è stato un periodo in cui usavo anche il bronzo ma è meno… ricco! L’oro ha una simbologia precisa: è quando arrivi primo. Poi c’è anche il fatto di essere un po’ diverso, cercare di non essere noioso: tutti usano l’argento, io uso l’oro. Quando stavo a Mestre la mia produzione era quasi esclusivamente sui pannelli e dedicavo le fonde ai throw-up. Una volta mi sono trovato a fare un outline oro e anche lì ho trovato che fosse un bel vibe. Da quando sono a Milano poi faccio quasi solo throw-up in street, mi piace scegliermi la serranda con l’insegna stilosa. Sto arrivando quasi a un punto in cui voglio fare solo throw-up.
Anna: Ma i personaggi che disegni e che spesso si ripetono, tipo la stripper, il vecchietto, il mozzicone di sigaretta, sono ispirati a qualcuno di reale?

Hood14: Si, assolutamente. Come per la maschera, Venezia è una città che ha una dualità fortissima e mi gasa un sacco. Venezia nel centro storico è ovviamente bellissima, però proprio a fianco c’è Mestre che è una città completamente caduta in rovina, è piena di junky, capitale d’Europa dell’eroina. Una volta fuori dalla yard, era inverno, abbiamo trovato un tipo completamente chiuso nel sacco a pelo. Abbiamo pensato fosse un cadavere o, peggio, un polferino mascherato. Poi lo abbiamo toccato e si è mosso, fortunatamente era un barbone ed era vivo! È molto affascinante il fatto che prima di entrare a Venezia si passi per questa città portuale, mega criminale, non curata: c’è tutto questo preambolo prima di arrivare nella bellezza totale. Quindi ecco anche nei pezzi resta la dualità: la costruzione che è sfarzosa, barocca, ma ha a fianco il soggetto malato.
Andrea: Hai qualche graffiti tale da raccontarci?

Hood14: Siamo in centro a Trento, quindi tipo il posto più sicuro d’Italia, a fare un lungolinea di pomeriggio. Eravamo dentro le barriere antisuono di un pezzo di linea sopraelevato e ci vedevamo praticamente tutti i treni. Infatti a un certo punto vediamo arrivare gli sbirri, sia da una parte che dall’altra, ed eravamo chiusi nella linea dalle barriere. Iniziamo a correre tutti verso la porta di sicurezza più vicina. Usciamo, ma era troppo alto, quindi siamo tornati indietro verso un’altra porta, praticamente correndo incontro agli sbirri. Usciamo da quest’altra porta e c’erano tipo cinque metri di salto, ma in quella situazione lì te l’accolli. E comunque fortunatamente sotto era prato. C’era anche tutto il filo spinato prima di poter saltare, quindi mi sono tolto il piumino e spingevo in giù il filo spinato per far passare tutti, eravamo in cinque. Quando sto per saltare io che ero l’ultimo, aprono la porta gli sbirri, tipo a due metri da me! Ho fatto una capriola sul piumino e sono rimasto appeso con lo sbirro che mi ha gridato “No, guarda che ti fai male!”. Mi mollo e cado nel giardino di una villetta a schiera insieme agli altri. Scavalchiamo il cancello e siamo in centro città, c’erano donne coi passeggini, bambini che giocano, un delirio. Arriva una macchina degli sbirri che ci chiude la strada col muso e scendono in quattro. Uno tira fuori la pistola e mi fa “FERMO O TI TUONO”. Io salto il cofano della macchina degli sbirri con una mossa tipo Starsky e Hutch, mi arriva uno davanti, gli tiro uno spintone, mi giro e inizio a correre. Il tipo poi ha rincorso un mio amico, gli ha tirato il calcio della pistola sulla testa ed alla fine è stato l’unico ad esser stato preso. Noi ci siamo nascosti per tutto il giorno in un posto abbandonato perché dai cespugli vedevamo le macchine girare.

Anna: Tu hai cambiato tre volte tag, ma c’è sempre stata una lettera doppia.

Hood14: è un altro feticcio che mi gasa, è una scelta estetica. All’inizio mi piaceva fare le due lettere uguali in modo diverso. Sicuramente ti mette in difficoltà, soprattutto la doppia O è bella noiosa, però spesso ci gioco, alla fine può essere un puppet, oppure nella fanza si vede quando le due O sono diventate cornici di due quadri.
Sasha: Hai reference non di writing?

Hood14: Assolutamente si, le mie reference non sono mai altre lettere di graffiti, ma piuttosto un immaginario, parlo soprattutto da pittore. I graffiti mi sono sempre serviti tanto per delle prove colore per le tele e anche i soggetti che dipingo li trovo la notte tardi mentre sono fuori per dipingere graffiti. Prendo tantissimo da altri pittori, il mio preferito è Kirchner, l’espressionismo tedesco in generale, l’impressionismo francese, Touluse-Lautrec, mentre nel contemporaneo Kai Althoff mi piace molto. Anche molti dei miei writer preferiti sono ottimi artisti.


Andrea: E perché pensi che i buoni writer siano buoni artisti?
Hood14: Ai pittori che non sono writer mi sembra che manchi sempre qualcosa. Mi piace sempre quella cosa caravaggesca che il tipo sia anche un criminale. Credo che se vuoi fare arte ci debba essere una parte di rischio, devi pagare un pegno, devi comprometterti.

Il tratto di Hood14 si fa sempre meno netto, meno pulito, al contrario di come vorrebbe la disciplina dei graffiti di scuola Newyorchese degli anni ’80. La sua sincerità assomiglia a quella con cui Francesco Guardi, collega meno noto del celeberrimo vedutista Canaletto, dipingeva Venezia. Guardi rappresentava la città senza idealizzarla, con le facciate sporche e il cielo non necessariamente terso, com’era sempre in Canaletto. È quella schiettezza ad accomunarli ed è anche ciò che gli potrebbe rimproverare chi pensa banalmente che l’arte sia mera bellezza delle forme. Ma chi avesse la volontà di ascoltare, potrebbe anche scoprire che quelle nuvole nere che incombono dalla laguna nord lo attirano come fosse uno storm chaser. Hood14 sarà a mostrarvi il centro del ciclone il 9 Maggio all’inaugurazione della sua prossima mostra personale, le fughe del pavimento dovrebbero essere del colore giusto.

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